La concentrazione in gara
Quando si parla di prestazione sportiva, si finisce quasi sempre per citare la “concentrazione”. È un concetto tanto utilizzato quanto spesso frainteso: molti atleti pensano che “essere concentrati” significhi semplicemente pensare intensamente a ciò che si sta facendo, ma in realtà la concentrazione è qualcosa di molto più raffinato. È la capacità di dirigere e mantenere l’attenzione su ciò che conta davvero in quel momento, escludendo il resto. Come sosteneva Mihály Csíkszentmihályi, psicologo ungherese noto per la teoria del flow, la performance ottimale nasce quando mente e corpo sono perfettamente sincronizzati in un’azione fluida, libera da distrazioni e pensieri inutili.
Da anni lavoro come psicologo dello sport all’interno di una società professionistica di hockey e seguo atleti anche in percorsi individuali al mio Centro a Lucca. Ho potuto osservare da vicino quanto la concentrazione in gara sia un fattore determinante, spesso più del talento o della preparazione fisica. Un atleta può essere allenato, motivato, in forma perfetta… ma se perde il filo dell’attenzione nei momenti chiave, la partita gli scivola via come sabbia tra le dita.
1. La concentrazione: un muscolo invisibile
La concentrazione in gara è come un muscolo invisibile: si allena, si stanca e si può rinforzare con costanza. In psicologia dello sport, la si descrive come il processo cognitivo che permette di selezionare stimoli rilevanti e ignorare quelli irrilevanti. Durante una partita di hockey – o di qualsiasi altro sport – l’atleta è bombardato da suoni, movimenti, emozioni, urla del pubblico, pensieri.
La vera sfida è mantenere il focus su ciò che serve per eseguire al meglio il proprio compito tecnico o tattico. Personalmente, presso la Pumas Hockey Viareggio, il mio lavoro si orienta anche verso questa particolare Skill (la concentrazione) per portare gradualmente gli atleti a migliorare la propria prestazione in gara. Un esempio può essere quando l’atleta sbaglia una punizione di prima o un rigore, lì la parola “Reset”, concordata precedentemente con l’atleta prima può aiutarlo a ritrovare in campo una sensazione di calma e di non pressione. Per approfondire leggi “allenamento mentale e successo“.
Molti studi (come quelli di Nideffer e Moran) distinguono diversi tipi di attenzione: ampia o ristretta, interna o esterna. L’equilibrio tra queste modalità è la chiave per gestire la concentrazione in gara. Troppa attenzione interna (pensare continuamente ai propri errori) porta a blocchi e rigidità; troppa attenzione esterna (farsi distrarre dal pubblico o dagli avversari) conduce alla perdita del controllo.
2. Quando la concentrazione si spezza
Nel mio lavoro con gli atleti, noto spesso che il calo di concentrazione in gara avviene non per mancanza di volontà, ma per un eccesso di pensieri. Il cervello, sotto pressione, cerca di anticipare o controllare tutto, perdendo spontaneità. È come tentare di guidare un’auto sportiva con il freno a mano tirato.
Gli errori frequenti?
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Ripensare all’errore appena commesso
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Temere di deludere allenatore o compagni
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Guardare il tabellone invece del disco (nel caso dell’hockey)
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Pensare troppo al risultato e troppo poco all’azione presente
Ritrovare la concentrazione in gara significa imparare a restare nel “qui e ora”, nel momento presente. È una competenza mentale che si costruisce attraverso esercizi di consapevolezza, respirazione e routine pre-gara.
3. Allenare la concentrazione: esercizi rapidi e pratici
Ecco alcuni strumenti semplici che spesso propongo agli atleti, anche durante le sedute di spogliatoio o nei momenti di riscaldamento mentale:
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🧠 Focus a punti: scegli un oggetto visivo (ad esempio una macchia sul muro) e mantieni lo sguardo su di esso per 60 secondi, riportando l’attenzione lì ogni volta che la mente vaga.
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💨 Respiro centrante: inspira contando fino a 4, trattieni per 2, espira lentamente per 6. Ti aiuta a calmare il corpo e a ridurre l’iperattività mentale.
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🕰️ Parola-chiave personale: crea un piccolo “ancoraggio” verbale (ad esempio “presente”, “adesso”, “centro”) da ripetere per riportarti nel momento attuale.
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🔁 Routine di reset: ogni volta che commetti un errore, esegui un gesto simbolico (battere la stecca, sistemare il guanto, respirare) per lasciare andare il passato e tornare al presente.
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🎯 Mini-visualizzazioni: prima della gara, immagina te stesso mentre gestisci con calma le situazioni difficili. La mente non distingue tra immaginazione e realtà: questo prepara il cervello a reagire con lucidità.
4. La concentrazione come equilibrio emotivo
Spesso si dimentica che la concentrazione in gara non è solo una questione cognitiva, ma anche emotiva. Se l’atleta è troppo teso o troppo rilassato, la mente si disallinea. Il segreto è trovare il “livello ottimale di attivazione”, quello stato in cui si è carichi ma non agitati, pronti ma non impulsivi.
La gestione delle emozioni – soprattutto di frustrazione, paura e rabbia – è strettamente connessa al mantenimento della concentrazione. Lavorare su tecniche di rilassamento, autoconoscenza e routine pre-performance aiuta l’atleta a mantenersi centrato e stabile anche nei momenti più intensi.
5. Conclusione: la concentrazione come arte silenziosa
In definitiva, la concentrazione in gara è una forma d’arte silenziosa: non si vede, ma si percepisce in ogni gesto preciso, in ogni scelta lucida, in ogni secondo vissuto con presenza. È il frutto di allenamento mentale, esperienza e capacità di fidarsi del proprio corpo.
Ogni atleta, dal principiante al professionista, può migliorare questa competenza, imparando a dirigere la mente con la stessa cura con cui allena il corpo. Come ripeto spesso ai miei giocatori: “La differenza, là dentro, non la fa chi ha più forza, ma chi resta più presente.”
Di seguito un articolo per approfondire: Concentrati in gara!
